Yekatit 12

Scheda
  • Casa Editrice: Tunué
  • Pagine: 196 a colori
  • Formato: 17 x 24 cm.
  • Prefazione di: Wu Ming 2
  • Postfazione di: Gabriella Ghermandi
  • Prezzo: 23€
  • In vendita: in libreria e online
Il progetto

Yekatit 12 è una graphic novel che racconta il piano organizzato dai partigiani etiopi nel 1937 per assassinare il maresciallo Graziani, e le successive rappresaglie che costarono la vita a circa ventimila persone.

La storia è narrata dal punto di vista di Assegedech Adefris, sorella di Simeon Adefris, uno dei cospiratori.

Frutto di un appassionato lavoro di ricerca storica, Yekatit 12 è una fiction storica che ricostruisce la coraggiosa resistenza etiope all’occupazione fascista e mostra la violenza del nostro passato coloniale, spesso rimossa dal mito degli “italiani brava gente”.

Recensioni

"Splendido e straziante."
— Carlo Greppi


"Una narrazione visiva potente, capace di restituire voce a chi quella storia l’ha vissuta davvero"
- Corriere Nerd


"Una graphic novel di cui c'era veramente bisogno."
- Marilena Umuhoza Delli

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Cover distesa di Yekatit 12

L’idea di Yekatit 12 risale alla fine del 2018. La mia intenzione era fare una graphic novel sulla missione di Ilio Barontini in Etiopia per sostenere i partigiani locali, detti arbegnocc, nella guerriglia contro l'occupazione fascista.

Tuttavia, facendo ricerche, mi sono imbattuto in un documentario sul massacro di Debre Libanos: nel maggio 1937 l'esercito italiano fucila circa duemila religiosi cristiani — monaci, preti, suore, diaconi — in un monastero a nord di Addis Abeba.

Sul momento mi sono vergognato: era un episodio che non conoscevo. Eppure avevo studiato storia alle superiori e sostenuto un esame di storia contemporanea all'università. Stiamo parlando di una strage delle dimensioni di Marzabotto, simbolo della mostruosità nazifascista. Solo che qui i nazisti non ci sono: è un eccidio interamente italiano. Com'è possibile che non ne sapessi nulla? E perché era avvenuto?

Nel documentario lo storico britannico Ian Campbell spiega che questo massacro è l'ultimo di una serie di rappresaglie terrificanti compiute dagli italiani dopo l'attentato al maresciallo Graziani, avvenuto tre mesi prima. Il 19 febbraio 1937 — giorno Yekatit 12 nel calendario etiope — due giovani eritrei, Abraha Deboch e Mogos Asghedom, avevano infatti lanciato delle granate contro il governatore italiano.

Più avanti nel video, l'attuale Arcivescovo Cattolico di Addis Abeba, Berhaneyesus Souraphiel, rivela che Abraha e Mogos furono aiutati nell'impresa da suo zio: un giovane etiope di nome Simeon Adefris.

Simeon Adefris

La foto di Simeon mi colpisce. È elegante, pettinato con cura, indossa un completo nero con farfallino: un partigiano borghese, molto lontano dall'immaginario che avevo esplorato fino a quel momento, fatto di guerriglieri in divise kaki, cartucciere a tracolla e capigliature incolte. Mi immagino un uomo agiato che avrebbe potuto godersi la sua posizione di privilegio conformandosi agli occupanti — traendone addirittura vantaggio — e invece sceglie di rischiare tutto per partecipare a una missione suicida.

Comincio a scavare ed emerge una storia impressionante. La vicenda dell'attentato a Graziani è il fulcro attorno al quale ruotano eventi enormi: una massiccia propaganda razzista e sessista ("faccetta nera"), una guerra di invasione con uno sforzo bellico paragonabile a quello americano in Vietnam, l'uso di armi chimiche, leggi razziali ante litteram, repressioni spaventose, campi di concentramento con tassi di mortalità superiori ad Auschwitz, partigiani neri che affrontano — e sconfiggono — il fascismo nel suo momento di maggiore forza, molti anni prima della Resistenza italiana. Fatti che dovrebbero essere parte integrante della nostra memoria collettiva e che invece, salvo sparute eccezioni, ignoriamo.

Vignetta di Yekatit 12

Ma dentro la Storia con la S maiuscola c’è soprattutto la storia appassionante di un gruppo di ragazzi, poco più che ventenni, che scelgono di avventurarsi in un’impresa folle contro un nemico feroce e apparentemente invincibile, nel tentativo di liberare il proprio paese dall’invasione.

Questa vicenda mi risucchia come un vortice. Decido di accantonare il progetto su Barontini e raccontare la storia dello Yekatit 12, adattando a fumetti il lavoro di ricerca di Ian Campbell e in particolare tre libri: The Plot to Kill Graziani (Addis Abeba University Press, 2010), The Massacre of Debre Libanos (AAU Press, 2014), e La strage di Addis Abeba (Rizzoli, 2018). Entro in contatto prima con Campbell, che mi sostiene attivamente nella realizzazione del progetto, e poi con il Cardinale Berhaneyesus e suo fratello — nipoti di Simeon — che si rendono disponibili a condividere materiali e ricordi sulla loro famiglia.

Scopro che quando si parla dello Yekatit 12 quasi tutti attribuiscono l’attentato esclusivamente ai due eritrei che lanciano le bombe: Abraha Deboch e Mogos Asghedom. La figura di Simeon, invece, rimane nell’ombra per decenni.

La sua storia emerge pubblicamente solo nel 1986, quando la sorella, Assegedech Adefris, ne parla durante un’intervista alla televisione nazionale etiope. Nella letteratura storica il nome di Simeon compare per la prima volta soltanto nel 2004, in un articolo dello storico Richard Pankhurst, Nuove rivelazioni sull’attentato a Graziani, pubblicato sui Quaderni Piacentini, la rivista diretta da Angelo Del Boca.

Vignetta di Yekatit 12

Scelgo così di mettere al centro della narrazione proprio Simeon Adefris: il terzo uomo del complotto, rimasto per lungo tempo ai margini della memoria storica. E di raccontare la vicenda dal punto di vista di sua sorella Assegedech, che ha vissuto quei fatti in prima persona e si è battuta per anni perché il ruolo di Simeon venisse riconosciuto. La sua voce introduce nella storia uno sguardo intimo e partecipe, ma anche un punto di vista femminile che contrasta con la retorica virile e la violenza machista del fascismo.

Infine, intreccio la vicenda storica con un discorso nel tempo presente. Se il nostro passato coloniale sembra rimosso dalla coscienza italiana, i retaggi di quell'esperienza restano ancora attivi, a partire dalle intitolazioni dei nostri spazi pubblici, e continuano a produrre tossine suprematiste e militariste.

Vignetta di Yekatit 12

Per questo, nel fumetto racconto un percorso sul tema coloniale dall’ignoranza personale alla consapevolezza collettiva: una possibile evoluzione che ci aiuti ad affrontare le nostre responsabilità storiche e a migliorare il rapporto con le popolazioni che abbiamo colonizzato.

Recensioni

"Splendido e straziante graphic novel su Yekatit 12: il punto di vista è quello della resistenza etiope contro gli italiani, e se non sapete di cosa sto parlando è il momento di rimediare leggendo questo fumetto. Se lo sapete, converrete con me che nell’ecosistema storiografico e narrativo su quell’eroico e tragico evento mancava proprio questo tassello. Grazie ad Andrea Sestante per aver lavorato tutti questi anni con cura, rigore e passione a questa storia."

- Carlo Greppi

"Una graphic novel di cui c'era veramente bisogno."

- Marilena Umuhoza Delli

“Senza nascondere le tensioni e le spaccature interne al movimento degli arbegnocc, i partigiani etiopi, Andrea Sestante gli assegna un posto nella memoria degli Italiani, tra coloro che contribuirono alla sconfitta del nazifascismo, ben prima che in Europa esistessero formazioni organizzate per combatterlo in armi.”

- Wu Ming 2

"Il massacro del febbraio 1937 in Etiopia diventa materia viva, qualcosa che smette di essere una nota a margine nei libri di scuola e si trasforma in una narrazione visiva potente, capace di restituire voce a chi quella storia l’ha vissuta davvero. Il fumetto qui non è evasione, è uno strumento che graffia, che costringe a guardare in faccia un pezzo di storia italiana spesso rimosso, e lo fa con quella lucidità che solo il linguaggio sequenziale sa raggiungere quando trova autori pronti a rischiare."

- Corriere Nerd

"Con l’agilità del disegno e il rigore dello storico, la graphic novel Yekatit 12 ricostruisce le stragi di Addis Abeba del 1937, uno dei più gravi crimini del colonialismo italiano. L’autore parla della necessità di ricordare quelle violenze e la risposta del popolo etiopico"

- Stefania Ragusa (Nigrizia)

"Protagonisti sono i resistenti etiopi, i loro percorsi e le loro scelte, gli affetti, le paure, gli errori, il sacrificio. La scelta di adottare questo punto di vista, evidente fin dal titolo rovescia la prospettiva e ci costringe a guardarci in uno scomodo specchio."

- Pietro Veronese (Il Venerdì di Repubblica)

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